Diario 14 -15 -16 Maggio 2020

Chiesetta a Col del Vin
Chiesetta a Col del Vin

Giovedì 14 maggio 2020

Mattinata : mi trascino.
La mia mamma mi ha invitata a pranzo, gnocchi del giovedì,  solita maxi terrina per la famiglia di mia sorella e un piattone per me. E’ la prima volta che mangiamo insieme, dopo due mesi, anche se in posti distanziati a tavola. Ho portato un mazzo delle mie rose, so che alla mamma piacciono tanto.
Nel pomeriggio prendo l’auto e parcheggio presso la chiesetta di Antole, sul bel poggio che amo particolarmente. Approfitto della tregua dalla pioggia che è caduta fino a stanotte e da qui intraprendo un giro che non facevo da anni, da quando ci andavo con la mia cagnolina Sasha. Prendo prendo le stradine che da appena fuori l’abitato di Sois vanno verso Col del Vin, vado un po’ a caso perché non ricordo, ai bivi, se andare a destra o a sinistra, per fortuna il mio senso dell’orientamento mi fa fare un bel giro ad anello in senso antiorario, tra boschi, prati e case isolate, sfioro il paese di Bes, rientro a Sois e poi al punto di partenza, la chiesetta sul colle tra Antole, Sois e Chiesurazza.
Anche oggi vedo le rondini e, alta nel cielo, una sagoma che potrebbe essere una poiana Passo vicino a frassini e acacie in piena fioritura, anticipati da un ronzio incessante, in dialetto si dice  “busnar” per definire il rumore particolare di migliaia di piccole elitre.
Ritorno a casa e controllo le mie aiuole, mi accorgo che i miei bei germogli di fagiolini sono stati in gran parte divorati, non credo dalle limacce ( ho sparso i granuli di veleno) devono essere stati gli uccellini. Li risemino, sperando che i volatili trovino in giro altro cibo che non siano le mie piantine. Rimedio la prima puntura di zanzara, che spiaccico con voluttà sul mio polso.

 

Venerdì 15 Maggio
Solite cose. Da mamma nel pomeriggio, la vedo più stanca e incurvata, più gracile, questo periodo l’ha fiaccata e adesso che ci sarebbe più bisogno di un abbraccio, di tenerci per mano, di sorreggerci non solo emotivamente dobbiamo fare i conti con questo flagello e tenerci discosti, timorosi di farci del male l’uno con l’altro.

 

Sabato 16 Maggio
Giornata nuvolosa, spero che le previsioni siano esatte e che domani faccia bello, abbiamo in programma un’escursione a Malga Agnèr, pochi partecipanti, proposta da  G.
Intanto vado in centro, la piazza è un pochino più movimentata e al Centro Piero Rossi sono tornate le bancarelle con i prodotti tipici locali, formaggio, latticini, verdure.
Compro le uova, il pollame è allevato all’aperto in una frazione vicina, Madeago. Appena potrò voglio fare un salto sul posto.
La mascherina è un tormento, gli occhiali non solo si appannano, grondano acqua.
Distanziamento sociale…tornerà un giorno in cui non dovremo più avere sospetto gli uni degli altri?
Ho cambiato cellulare, mio cognato mi ha trasferito i dati. Il mio era allo stremo e Salvatore mi ha dato il suo “vecchio”. Ho perso qualcosa ( alcuni contatti telefonici) e le migliaia di foto che custodivo sono finite in una chiavetta, questi piccoli inconvenienti sono bastati a farmi piangere, tornata a casa. Piango per la mia inadeguatezza nei confronti della tecnologia…oppure è stata solo la classica goccia che si è aggiunta al pozzo della crisi.
L’escursione di domani è rimandata, G. ha mal di schiena e noi non conosciamo il percorso proposto.  Ci consultiamo io e S. e decidiamo di fare un giro sempre nell’Agordino, o al Rifugio Scarpa da Gosaldo oppure a Malga Stia ( lo preferirei) dalla Val di Gares.
Ha piovuto tutta la notte, di solito la pioggia mi concilia il sonno e invece ho dormito pochissimo, sono proprio scossa da ieri pomeriggio. Ho aspettato per ore la sveglia delle sei.

Domenica 17 Maggio
Alle sei di mattina il tempo non è solo incerto, è nuvoloso, grigio, umido e preoccupante. Non ho dormito e ho voglia di tornare nel mio cuccio, mi faccio forza e mando un messaggio a S. decidiamo di tentare ugualmente.
continua…

 

 

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