Diario – 17 Maggio 2020

Diario 17 Maggio 2020
L’Agnèr salendo a Malga Stia

….riprendo

Domenica 17 Maggio
Alle sei di mattina il tempo non è solo incerto, è nuvoloso, grigio, umido e sono preoccupata. Non ho dormito e ho voglia di tornare nel mio cuccio, mi faccio forza e mando un messaggio a S., decidiamo di tentare ugualmente.
Alla fine siamo solo in tre: G. ha mal di schiena, due amiche hanno visto il brutto tempo e non verranno, G.C.  è infortunato e sarà fuori gioco per un pezzo. Mi ritrovo alle 7.40 a Mas con i due superstiti e dopo un veloce conciliabolo stabiliamo la meta per oggi: Casera Stia. Sono contenta perché al Rifugio Scarpa ci sono arrivata molte volte mentre qui non ci sono mai stata, l’ho solo intravista da Forcella Cesurette durante un’escursione con Salvatore. Partiamo alla volta di Canale d’Agordo per poi inoltrarci in Val di Garès, magnifica valle, anche se in parte toccata dalla rovina della Tempesta Vaja.
Il borgo di Gares è proprio grazioso, iniziamo da qui prima su stradina e poi, passato il torrente su una trave scivolosa, imbocchiamo il sentiero in salita in mezzo al bosco. Siamo un poco fuori allenamento e quando incrociamo nuovamente la stradina decidiamo di seguirla, sarà un po’ più lunga, ma assai meno pendente.
Arriviamo ai pascoli e alla malga, con calma, in un’ora e mezza, il posto è davvero stupendo e  la vista sull’Agnèr ricompenserebbe una fatica anche tre volte più grande.
Siamo tentati di salire a Forcella Stia, sarebbe bello affacciarci di là, verso il Mulaz!
Il sentiero che sale verso l’intaglio deve essere ripidissimo…per oggi ci fermiamo qui, passeggiamo tra i prati dove spuntano magnifiche orchidee e genziane, sotto Cima Stia e i Campanili dei Lastei di Focobon. La malga è ancora chiusa, speriamo possa riaprire per la stagione, ha una lunga storia ed è l’unica tra le tante casere della Val Gares una volta operative, ad essere ancora usata per la monticazione del bestiame.
Per il ritorno, dopo la pausa panino, facciamo un tentativo prendendo il sentiero per Punta Scalet che ci riporterebbe a Garès con un percorso ad anello. Arrivati in un canalone ancora pieno di neve, sotto cui scroscia un torrente, la traccia si perde e torniamo indietro. Scendiamo per la stradina e alle 13.16 siamo al parcheggio del piccolo borgo dove riprendiamo le auto.
Sono felice per la giornata e allo stesso tempo tristissima, vorrei poter vivere in montagna tutta la vita come un camoscio, una marmotta, un essere che non ha bisogno, per viverci,  di vestirsi, fare la spesa, tornare a casa.
Però ho la mia mamma…alle 14.15 mi mette davanti un piatto con due “bocconi del prete”…che inghiotto in un baleno. Essere umani ha qualche indubbio vantaggio.

Nella regione limitrofa, il mio affetto stabile non raggiungibile ha fatto un’escursione con un’ amica comune.  Sono andati sopra Mori alla ricerca di una cengia non segnata sulle cartine, la “Cengia dei Francesi” così chiamata perché nel 1703 vi si rifugiarono gli abitanti dei paesi sottostanti, invasi dalle truppe francesi. Le foto sono belle, spero di poterci arrivare anch’io, un accidenti al Covid.

 

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