IL TERZO GIORNO capitolo nono

Il Terzo Giorno- Capitolo Nono

Fine

23 Giugno 1980

L’ambulanza riparte senza la sirena, non c’era stato nulla da fare.

Tutta Rocca San Pietro in poco tempo è al corrente della disgrazia.
La tradizione avrebbe voluto che la veglia si tenesse in casa, con la recita del rosario, ma la salma era stata trasportata all’Ospedale di Tuiano per l’autopsia, i funerali si sarebbero svolti in seguito.
Alla sera, il rosario viene recitato in chiesa, dove Rosella, affranta, chiede che una seconda commemorazione venga fatta in casa della signorina Ada, con pochi congiunti e amici.

24 giugno 1980

Il giorno dopo, nel tinello del sottotetto con le tendine tirate in segno di lutto, Rosella piange, soffocando i singhiozzi. Non ha il coraggio di profferire quello che la tormenta, la sua colpa, aveva teso un tranello al marito, una prova. In segreto telefonava alla signorina e le faceva consegnare la spesa il giorno dopo, nel pomeriggio. Quel mattino aspettava di mettere il marito alle strette. Una bella lavata di capo. Chi se la aspettava una disgrazia così, improvvisa. I due figli le sono accanto, muti.
“Rosella, Rosellina, cara, non piangere, alla fine non ha sofferto. Un colpo, secco.”
“E pensare che mi aveva appena salutato, povero caro, un saluto così, col braccio alzato, prima di portarsi la mano al cuore e crollare per terra.”
La signorina Crivellari mima un largo gesto e un botto sul petto, prima  di versare the e lacrime alla cara Rosella e alle persone presenti.
“Mi ha voluto salutare, povero caro, se la sentiva e mi ha voluto dare l’addio, l’ho visto dalle fessure della tapparella, proprio l’altro giorno si è bloccata e ci avevo infilato il forchettone di legno per spiare fuori. Alla fine a suo modo mi voleva bene, povero caro. Pensare che non te l’ho detto che si era rotta, la tapparella, Rosellina. Stavi poco bene e non volevo preoccuparti. Ho pensato il signor Aristide la vedrà bene, verrà a sistemarla. Forse stava per salire, quella mattina. Non ha fatto in tempo, povera  anima, non ha fatto in tempo. E pensare che era un uomo ancora nel pieno delle forze, non poteva prendere me il Signore? Una vecchia cieca storta e acciaccata, tra poco di cent’anni, ma ho ancora il mio ragazzo, il mio Beppino da badare, caro!”

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.