Il TERZO GIORNO capitolo settimo

Il Terzo Giorno -Capitolo Settimo


La tapparella – 23 giugno 1980


Guglielmo Scarpa aveva promesso “Sì, ma mica ho giurato.” Dice a se stesso, entrando in panificio. “Infrangere un giuramento è spergiuro, è un peccato, ma una promessa si può ben rimangiare, per un buon motivo”.
E lui il buon motivo ce l’aveva, sciogliere le catene che lo imprigionavano, dimostrare che non era succube della famiglia, che poteva anche smarcarsi e farcela da solo. Senza contare che detestava la signorina Ada, decrepita e petulante, cocciuta più di un mulo, una che riusciva a dettar legge a un paese, dall’alto del suo eremo al quarto piano.
Guglielmo era deciso a giocare uno scherzo alla moglie “ Se la prenderà, sì, le verrà un magone, imparerà che non può comandarmi come a un burattino. Alla fine cosa potrà fare? Griderà e griderò più forte, vedremo chi la spunta.”
Non c’era un motivo per cui detestava la signorina Ada, ce n’erano tanti. Era onnipresente anche confinata nel suo abbaino. Aveva una lingua che tagliava e che cuciva, non le lasciava passare a nessuno. Con la scusa che non ci vedeva più, pretendeva di tutto. Però dalla sua finestra ci vedeva eccome, se no come faceva a notare quel che faceva lui e i paesani nella piazza?
Eppure tutti parlavano di lei con affetto.
Aveva sempre bisogno le si riparasse qualcosa, si rompeva il manico di un ombrello, la maniglia di una porta? Gli uomini della famiglia Molin pronti a correre.
Doveva fare l’orlo di un vestito, accorciare il pantalone del nipote? Accorrevano le donne.
La Rosella poi, era fissata, mai che avesse simili attenzioni per lui.
E il colmo era stato quando la moglie l’aveva spedito su di corsa ad aggiustare le ante di un armadio, chissà come la vecchia era riuscita a farne uscire una dai cardini. “Un lavoretto facile. Per caso può venire tuo marito, il caro Aristide?” “Oh signor Aristide, che gentile che è stato a venire subito.”
C’era quasi, quando la porta gli era caduta, sfiorando il nipote che era in mezzo ai piedi.
“ Inetto!” era esplosa Ada “ Vuole ammazzarmi Giuseppe?”.
La signorina Ada usava molti aggettivi per definire le donne che potevano essere brave, volenterose, oneste intelligenti e così via oppure disoneste, civette, pettegole e via dicendo, ma per gli uomini ne usava solo due: il primo era “ un Valente” un uomo valente riuniva tutte le doti positive e poteva essere dato a un bravo marito, a un onesto artigiano, a un uomo di cultura ecc. l’altro era “un Inetto” e per lei era il massimo dell’insulto, un uomo inutile in qualsiasi ruolo, anche riproduttivo.
Se proprio voleva rafforzarlo, ci aggiungeva “ sfondato”. Come un cesto senza il fondo. Completamente inutile. Lui era al primo stadio.
Avrebbe disobbedito agli ordini.
Per i primi due giorni, Guglielmo non solo non era andato sul terrazzino da dove avrebbe visto bene la tapparella della signorina, ma aveva chiuso gli occhi passando davanti alla porta finestra. Aveva aperto il panificio alle sette, preparato subito una grossa borsa piena di pane e carta di giornale, alle otto e mezza era uscito, dicendo a voce chiara alla commessa che sarebbe andato a consegnare la borsa con la spesa ordinata dalla signorina Ada (a cui aveva accuratamente evitato di telefonare).
A passo veloce aveva svoltato nel vicolo dove si trovava l’entrata della casa.
Ma qui aveva proseguito, un centinaio di metri e si era lasciava alle spalle le ultime abitazioni del paese. “Eccomi in campagna, ora il pane lo diamo a queste belle caprette, venite stupidelle, lo zio vi porta il pane, quella spiona della commessa non potrà dire nulla, può battere in cassa la lista che le ho lasciato, i soldi non li devo portare, che la vecchia megera salda i conti alla fine del mese”.
Per il resto non se ne curava, la ragazza avrebbe avuto altro da fare con i clienti che controllare se lui avesse preso o no un cartone del latte o due etti di biscotti.
Per due giorni alle dieci, forse le dieci e venti, aveva salito, simulando un passo lento e affaticato, le scale della propria abitazione “ Propria un bel corno, ci abito, ci lavoro, non sono il padrone…”. Come tutto il resto, la proprietà era dei suoceri, o dei cognati, o di sua moglie.
“ Stai un po’ meglio, cara?” diceva affacciandosi alla porta della camera matrimoniale.
Rosella era distesa a letto, con due cuscini, il naso rosso e gli occhi cerchiati.
“Non è mai stata una bellezza, però ha un bel seno e quelle gambe lunghe e tornite, come sua sorella”.
Ed era una di quelle donne che col tempo migliorano, il suo viso, se non fosse stato provato dall’influenza, era diventato più dolce e pieno, i lineamenti più armoniosi.
Guglielmo faceva il resoconto della mattinata, certo, la tapparella era stata sollevata, alle sette meno un quarto. La signorina aveva risposto alla telefonata alle otto, il nipote non sarebbe sceso nemmeno oggi, non stava tanto bene, niente di serio. Sicuro che aveva portato quanto richiesto, oggi anche la ricottina misto latte di pecora e capra, il pacco del caffè, anche il cioccolatino per il signor nipote, col diabete chissà come la mettiamo, ma non glielo si può negare.
“ Anzi, sai cara? Le ho portato anche il giornale, dato che mi ha pregato di passare dal tabaccaio a comperare il sale.”
Perché la signorina il sale lo voleva acquistare solo dal tabaccaio Moro “ Dai Moro, neh! come si conviene!”
Dal tabaccaio, anche adesso che dall’altro lato della piazza era aperto un bel negozio di alimentari e loro, nel panificio, avevano prodotti da banco, latte, caffè , zucchero e anche il sale.
Quanto al giornale, il nipote non sapeva leggere e la signorina non ci vedeva da vicino, non leggeva più, ma usava la carta per conservare le uova e il formaggio, nel frigorifero metteva solo latte, carne, burro e ogni avanzo di cibo che poi lasciava decantare per un tempo indefinito.
“Mai che ci si strozzasse!”
Guglielmo sapeva tutto questo perché ne aveva sentito parlare Rosella in negozio, così infiorava il racconto inventato con nuovi piccoli particolari, sorridente e remissivo, accennando appena ai tanti gradini che lo aspettavano ogni mattina, ma se un piacere si poteva fare…
Rosella ascoltava, insolitamente quieta e affettuosa, senza interrompere la parlantina del marito, ringraziandolo per quanto faceva, assicurando che si sarebbe rimessa presto “ Sei un aiuto prezioso, mio caro. Me lo ricorderò a tempo debito, vedrai”.
Per un attimo a Guglielmo parve di cogliere una minaccia, nella voce della moglie, ma si rassicurò subito, lei lo stava guardando sincera e sorridente, come quando erano fidanzati e si appendeva al suo braccio, fiduciosa, bevendosi tutte le fandonie che le raccontava.
Gugliemo mette lo stop ai ricordi.
Questa è la terza mattina, ”Quella decisiva” pensa.
Non aveva dormito bene, si era rigirato nel letto, aveva dolori al costato, alle braccia. Forse stava per prendersi anche lui l’influenza, così l’avrebbero lasciato in pace. Si era svegliato all’alba, ascoltato suo malgrado l’orologio del campanile che batteva le ore , le cinque, mezzo tocco, le sei, mezzo tocco, “Sono le sei e mezza è ora di alzarsi, accidenti alla vecchia!”.
Ora è dietro al banco, i pensieri molesti svaniscono, sta sogghignando, fiero di se stesso.
“Tre mattine che non guardo la maledetta tapparella, resisto. La vecchia dovrà cedere, lei e il nipote avranno ben finito di mordicchiare le ultime briciole di pane, scolato l’ultima goccia di latte, grattato le croste di formaggio, terminato ogni avanzo, telefonerà per prima, piagnucolerà chiedendo la spesa”.
Sicuro di prenderla per fame, è pronto a correre dalla moglie “ Hai visto? La megera ha ordinato, come si deve, per telefono. Ha imparato come ci si comporta con gli onesti negozianti, invece di pretendere la corsia di preferenza. E ora si continua così, a modo mio!”
“ Buongiorno sono la signorina Ada – prosegue in falsetto il suo monologo – per piacere vorrei tre panini al latte e due focaccine alla marmellata, anzi due treccine!” E’ così contento che si mette a ridere.
Il telefono squilla, Guglielmo lo afferra, ha in mente la risposta pronta “Signora cara… oh mi scusi, cara signorina Ada che piacere, allora ha finito il suo pane secco? Cosa desidera le portiamo?”
Ma non era la vecchia, è la signora Marisa che vuole prenotare le focacce e i dolci per San Pietro, tra una settimana ci sarà la festa, tre giorni di sagra in paese, i suoi parenti sarebbero saliti a trovarla e non vuole rischiare di restare senza leccornie.
Guglielmo non perde il buonumore, la vecchia si sarebbe arresa. Questione di tempo.
Con la commessa recita la solita pantomima con la borsa della spesa, si trascina fino alle oltre le dieci sopportando i clienti e le richieste dei cognati, poi sale dalla moglie.
Passa davanti alla porta finestra che è spalancata, abbassa lo sguardo, ma qualcosa lo attira sul terrazzino, un’ombra è passata veloce, in cielo due ali scure, la sagoma di un rapace contro una chiara nuvola.
Guglielmo segue con lo sguardo il fiero animale che ora gira a larghi cerchi nell’azzurro, sopra il profilo dei monti, alto sopra i tetti delle case, sopra…la finestra della signorina Ada.
La tapparella è abbassata.
Alle dieci.
La tapparella di legno color verde è giù, di traverso, a sghimbescio, un artiglio sporge dalle fessure, tre dita di una mano secca e bianca.
Guglielmo trasale, si sente gelare il sangue.
La signorina è crepata.
Nella mente di Guglielmo passano velocemente immagini vivide: la vecchia stecchita, gli occhi vitrei, il braccio proteso, le dita vizze che hanno tentato, invano, di sollevare la tapparella.
Crepata, da quanto? Da quando lui non alza gli occhi alla finestra? Tre giorni.
Mio Dio, il ragazzo, il nipote paralitico agonizzante nel letto. Morto di stenti nel letto.
La moglie.
Guglielmo alza il braccio, lo tende quasi volesse afferrare la tapparella, il braccio gli ricade in petto. Silenzio.
Grida.
L’angoscioso suono della sirena dell’ambulanza che sale i tornanti verso San Pietro.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.