IL TERZO GIORNO capitolo quarto

 

 

Il Terzo Giorno, Capitolo quarto

La seconda Guerra

Guglielmo sentiva la tensione salire in casa, la preoccupazione dei nonni era visibile, fisica. Nonna Lucia si torceva le mani e si sfogava in cucina, sfogliando il ricettario con i piatti di tutte le regione d’Italia. Non poteva avere tutti gli ingredienti, a volte timballi e arrosti erano di sole patate al rosmarino. I parenti collaboravano, portando quello che potevano.
Guglielmo per la prima volta sentì parlare di borsa nera, tessere, scambi in natura.
Il nonno si rinchiudeva nel suo studio a lavorare o forse a sonnecchiare dopo le mangiate di lasagne, patate, fagioli, fave. Si impigrì e ingrassò, lo stomaco prominente, gli occhi nascosti nelle pieghe grasse del volto. Anche Guglielmo si trasformò in un ragazzo pigro e grasso.
La prozia Angelica era l’unica a restare calma, entrava in casa esordendo: “ Sono qua io, cara cognata, non darti pensiero“ e si metteva a riordinare e sistemare le cose che nonna Lucia, in preda all’ansia, lasciava per casa, trascurando ogni cosa che non fosse il cibo. Sorella minore di Orazio, nata nel 1887, era una donna svelta e agile, aveva una predilezione per Viviana, da cui in fondo la separavano solo 8 anni, che estese al marito Giorgio e al piccolo Guglielmo.
Angelica emanava una certa pace rassicurante, ma a volte scompariva anche lei, accompagnando i nipoti Giorgio e Viviana “alle prove” o a un’improbabile “prima teatrale” e i nonni cadevano nel panico. I genitori partivano con l’automobile del nonno, spesso di notte, il figlio sbirciando dalla finestre coglieva delle figure, a volte un paio di donne, o uomini, una sera una coppia con un bambino. A teatro, lo sapeva, anche i ragazzini avevano qualche parte, lui stesso aveva fatto qualche comparsa, sulle tavole del palcoscenico. Ma partire in quel modo furtivo, silenzio completo in casa? Guglielmo viveva in una bolla, spaesato.
Guglielmo alla fine risentì meno di tutti di quegli anni dal 39 al 45 che videro l’Italia in guerra, viveva con le sue fantasie, ignorando la realtà con cui la famiglia si confrontava.
Alcuni suoi parenti tornarono dal conflitto integri o feriti, di altri si seppe solo che erano morti in guerra o sotto i bombardamenti.
Ma il dopoguerra gli presentò i conti. Nonno Orazio subì “un insulto al cuore” come commentò la sorella Angelica, era cardiopatico e la dieta di guerra della moglie Lucia non gli aveva certo giovato.
Gli affari delle due famiglie di origine andavano di male in peggio, la salute dei nonni paterni Renato e Maria era malferma, la zia di Costa scrisse ai nipoti che temeva per loro “un brutto male”.
Guglielmo cominciò a lavoricchiare, sempre “in prova” per qualche lavoro che non andava mai in porto. Giorgio e Viviana, dopo essersi recati per una settimana a Costa dai genitori di lei, tornarono a recitare e viaggiare con una nuova compagnia e li vedeva raramente.

Il Dopoguerra

Nel settembre del 1947 Guglielmo era salito in Veneto, a trovare i nonni paterni. Un lungo viaggio in treno, in terza classe, una sosta a Padova per salutare la zia Clara, la sorella minore del padre.
Esaudì il desiderio della prozia Angelica, che era stata al Santo decenni prima e voleva che vi venisse accesa una candela, “ Per caso o per miracolo siamo scampati alla guerra” e, anche se la famiglia non era particolarmente religiosa: “Ci vuole un segno di devozione! Anche se sei un miscredente!”.
Poi aveva proseguito a bordo degli scomodi vagoni di una Littorina verso Tuiano: l’ampia valle del Tui era identica a come l’aveva lasciata l’ultima volta, il vasto greto del fiume le cui acque si disperdevano tra i sassi, ingoiate nel ventre della piana senza il ricordo del tumultuoso percorso in mezzo ai monti.
Ma i paesi erano diversi, tante le case e le stazioni che mostravano i segni dei bombardamenti, gru e cantieri in azione. Anche il capoluogo era mutato, le campagne stavano iniziando a diventare periferia del centro, qualche capannone che prima non c’era aveva preso il posto dei campi coltivati e altri erano in costruzione.
Guglielmo volle fermarsi in città prima di raggiungere il borgo di Costa, avrebbe preso una corriera l’indomani, in tasca aveva la sua ultima paga e il sussidio che gli passava la prozia Angelica.
Era dimagrito, in forma nel suo completo di lino bianco, un altro completo simile era in valigia insieme ai cambi di biancheria e alle camicie. In settembre faceva già un po’ troppo fresco per il suo completo di lino, sotto la camicia indossava la maglia di lana che la prozia gli aveva infilato ancora alla partenza. Trovò una trattoria con pensione, economica, fece un giro in centro, entro le mura, dove tante volte era stato accompagnato per mano dai nonni Renato e Maria.
Si sedette all’Osteria “il Cervo” e ordinò un calice di bianco. A fianco alcuni ragazzotti ridevano e scherzavano, sul tavolino i bicchieri e una caraffa semivuota di vino rosso. Uno di loro, un bel ragazzo biondo, era quasi brillo e riceveva manate sulla schiena dagli altri.
“ Dai Adriano, un altro bicchiere! Tra un po’ finisce la pacchia e incomincia la naja!”
“ lo me lo scolo, l’ultimo, e adesso che il vino è finito, siete contenti voialtri coscritti?”
Un coro di lamenti per “il decesso del vino di cui ora si celebrano le esequie” si levò dal gruppetto. Officiava l’unico ad aver studiato in seminario per qualche anno, prima di rinunciare alla tonaca.
Guglielmo si avvicinò al loro tavolo “Un peccato guastare questa occasione per un’inezia , posso offrire un’altra caraffa e continuare la serata in allegria?” I giovani annuirono ridendo e fischiando in segno di approvazione. Il vino fu portato e Guglielmo tenne banco per ore, ammaliando quei ragazzi di paese con i suoi racconti di viaggi in Italia e all’estero, dei concerti e rappresentazioni teatrali di cui era stato spettatore e anche interprete con la “Giovane Compagnia Filodrammatica…che certamente conoscerete”.
Certamente che ne avevano sentito parlare, le notizie arrivavano anche da loro, lassù a Rocca, giornali e radio.
Dopo il primo giro chiamarono altro vino, Guglielmo beveva poco e raccontava tanto, i ragazzi tracannavano e in breve si convinsero di aver davanti, allo stesso tavolo, un rampollo di una nobile famiglia veneziana, un Conte in carne e ossa nel suo vestito bianco, uno che aveva studiato arte drammatica, aveva viaggiato per mari e monti prima della guerra, era stato al confino, magari aveva anche liberato mezza penisola a seguito degli Alleati e ora parlava con loro, come un fratello. Finirono a notte, con l’oste che faticava a staccarli dalle sedie, ubriachi e tanto felici che pagarono tutto il conto dimenticandosi che almeno una caraffa era stata offerta dal “Conte”.
Gli addii si dilungavano, con la promessa di rivedersi per un’altra bevuta.
Adriano venne trascinato via a braccia dai compagni, non stava in piedi, ma prima del saluto definitivo volle stringere la mano all’ospite, così simpatico: “ Vieni su a Rocca San Pietro, ti faccio conoscere mia sorella Elena, guarda eh guarda come è bella mia sorella! Abbiamo un negozio eh, un panificio e anche la pasticceria. Vieni da noi, è un bel paese, Rocca, ti presento mia sorella…”
A tutti i costi volle trarre dal taccuino una foto che lo ritraeva con la sorella, era stata scattata tempo prima, lui ragazzino con il braccio sulle spalle della sorella, seduta su un prato. La foto era piccola, ma si distingueva una ragazza bionda e snella, l’ampia gonna un poco scomposta che scopriva le gambe stese sull’erba. Una bellissima sedicenne, giudicò Guglielmo. Non notò nemmeno, dietro a Adriano, una ragazzina magra con le treccine rosse in capo, il visetto chinato e in ombra.
Il giorno dopo Guglielmo arrivò a Costa. Trovò entrambi i suoi nonni quasi irriconoscibili, debilitati.
Non fu un soggiorno lieto come quelli della sua infanzia e adolescenza, si sentiva fuori posto, ospite degli zii che avevano altro da fare che pensare a lui. Nonostante si sentisse a malapena sopportato dalla parentela, ci restò, per far compagnia ai nonni che invece lo cercavano, se lo guardavano come una volta.
“ Mino, hai mangiato abbastanza? Ti sei coperto bene? Fa freddo, riguardati”. Non faceva freddo, erano le mani dei nonni ad essere fredde e dure, uno struggimento tenerle fra le sue. Lo zio Antonio Riggi insistette per trovargli un lavoro, se proprio non voleva stare in officina con lui, che almeno guadagnasse il suo pane, non poteva restare a casa loro a ufo. Guglielmo si adattò a lavorare come inserviente nella struttura ospedaliera. Ai nonni raccontarono che faceva l’impiegato a Tuiano.
Il 16 settembre 1948, poco dopo la data dell’anniversario di matrimonio dei suoi genitori, al posto telefonico pubblico di Costa alle 10 arrivò una telefonata da Priora e l’esercente corse a chiamare gli Scarpa. La zia Giuliana era in casa dei suoi e si affrettò al bar, prese la comunicazione e restò annichilita, la cornetta le cadde di mano.
Guglielmo rientrò precipitosamente a Perugia, i suoi genitori avevano avuto un incidente, l’auto sulla quale viaggiavano era precipitata lungo il litorale ligure, verso Ventimiglia. Sconvolta, zia Giuliana era stata imprecisa, aveva nominato sia Ventimiglia che Camogli. Di sicuro c’era che Giorgio e Viviana erano gravi, erano ricoverati a Perugia, che partisse subito, lei non poteva muoversi, doveva occuparsi dei genitori, per il momento tenuti all’oscuro di quanto accaduto.
“ Non devono essere così gravi, se li hanno portati a Perugia” ragionava Guglielmo “ altrimenti sarebbero in un ospedale a Ventimiglia, a Genova…”.
A Padova fu raggiunto dalla zia Clara col marito Giuseppe, un viaggio angoscioso, pieno di dubbi e silenzi.

 

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.