Diario 29 – 30 – 31 maggio 2020

Torrente Ardo
Torrente Ardo

Venerdì 29 Maggio

Stamattina decido di poltrire a oltranza, mi aspetto una brutta giornata di pioggia, c’è troppo silenzio…invece a sorpresa alle 8 c’è il sole.
Coraggio, prendo su una bottiglietta d’acqua e parto per il sentiero dell’Ardo seconda parte. Riprendo dal Ponte di Fisterre, dove ero arrivata il 21, scendo e seguo il percorso che da un lato fiancheggia il torrente e dall’altro prati e campagne con poche case, posti bellissimi a due passi dal centro. Scatto diverse foto, il nucleo di Fisterre non mi era mai sembrato così bello, non avevo ma i notato nemmeno la piccola cappella sul ponte, insomma ci sono stata parecchie volte, ma oggi ogni cosa mi sembra nuova.
L’unica nota spiacevole è la vista dei rifiuti (calzini, plastica, asciugamani, bottiglie) abbandonati sul greto del torrente o in terra e del cartello imbrattato dai vandali. Inutile chiedersi perché qualcuno si senta in diritto di sporcare qualcosa di bello e di utile, fruibile da tutti.
Il sentiero si addentra nel bosco, ha piovuto nella notte, alcuni tratti sono fangosi. Trovo una famigliola con due bimbi, uno piccolo in braccio e l’altra di tre anni a mano. Arriviamo insieme al ponticello dove alcuni alberi sono di traverso sul sentiero, genitori e zii si passano i bimbi allegramente, non si fanno problemi per qualche intoppo e un po’ di fango, i bambini sono felici per l’avventura. Purtroppo poco dopo dobbiamo fermarci, una frana interrompe il percorso, il tratto è scivoloso e facciamo dietro front. Questo tratto l’ho passato tante volte, arrampicandomi tra i massi,  le frane sono il posto giusto per raccogliere gli asparagi selvatici! Ci venivo con la piccola Sasha che zampettava dietro di me…e anche con Salvatore. Mi dispiace non arrivare all’ex-centralina che è poco più avanti, un posto in cui si dovrebbero portare i ragazzi delle scuole e che invece è lasciato alle ortiche, ma come ho scritto anche su facebook, dove ho postato le foto, non ci tengo ad apparire sul Gazzettino come ” cadavere dell’anziana dispersa ritrovato dopo tre giorni ai piedi della frana”. Peccato questo “Sentiero dell’Ardo” che finisce nel niente, in pochi sapranno che più a monte, oltre la centralina, c’è la forra di Corontole.
Io i posti li conosco, so come arrivarci per altri sentieri.
Saluto la famigliola e torno a Fisterre, anche qui lo spettacolo delle vasche e degli edifici dell’ex-piscicoltura è deprimente. Prima di tornare a casa faccio una piccola deviazione verso i campi da tennis, è un sacco di tempo che non passo da qui, voglio vedere la vecchia casa di una mia amica che ora abita nel Feltrino. L’abitazione è stata trasformata in un Bed & Breakfast, con tanto di sauna e altre comodità “wellness” , molto bello e ben curato. All’entrata è stato posto un bus a due piani, coloratissimo, il posto ispira simpatia, penso però che i prezzi siano un po’ sopra la media bellunese.

A casa trovo una mail che non mi aspettavo, una signora che due anni fa aveva preso tre dei miei gatti dipinti su sasso me ne chiede altri due…che sorpresa! In tutta questa quarantena non ho preso un pennello in mano, ispirazione zero, mi riprovo nel pomeriggio. Il risultato non mi soddisfa, è discreto ma manca di anima, ho perso la mano. Ne farò un altro e anche un riccio, posso farcela.
Chiara stasera è di libera uscita, serata con le amiche. Gli uomini sono soli a casa… spero che Alessio non dia troppo filo da torcere a mio genero.

Sabato 30 Maggio
Previsioni meteo per oggi: pioggia. Alle dieci di mattina invece c’è il sole.
Per cambiare faccio un giro in centro, c’è abbastanza gente, sono tornate le bancarelle del mercato e si comincia a respirare un poca di vita.
Mi è sempre piaciuto passare tra le bancarelle che sciorinano abiti, scarpe, borse, pentolame, biancheria, fiori e piante. Anche se non compro nulla, mi danno allegria. Quando serve, vado apposta dai miei preferiti, dove so di trovare a colpo sicuro quello che cerco.
Non c’è un posto libero sotto i gazebo dei bar in piazza, buon segno…se non fosse che sopra tutti sembra aleggiare il sospetto che il virus, da qualche parte,  circoli ancora e non ci lascerà tanto facilmente. Difficile che un discorso non tocchi il tema “covid”.
Piazza dei Martiri, Piazza Duomo, Piazza delle Erbe, Piazza Piloni, Centro Piero Rossi, percorro la via crucis laica del sabato mattina, passeggiamo tutti con la mascherina, ci si saluta (se ci si riconosce dietro alla bardatura) senza strette di mano, senza accostarci troppo. Non è più come prima. C’è qualche vigile che controlla, ma nessuna pattuglia della polizia. Dal tre giugno via libera agli spostamenti tra regioni, vedremo come andrà.
Salvatore oggi lavora, ci sentiremo dopo le ore 20.30 stasera.

Domenica 31 Maggio
Anche stavolta le previsioni danno una giornata piovosa, non che sia bella, ma mi vedo costretta ad annaffiare l’orto. Nuvole che nascondono i monti, qualche grado in meno, ma forse stamattina avrei anche potuto farmi un giretto in montagna.
Ieri non ho sentito mia figlia, stamattina alle 11 invece mi telefona: Alessio si è appena svegliato e fa colazione, ieri ha corso e giocato tutto il giorno, alla sera si è scatenato al compleanno di una loro amica (spero stiano attenti)  finché è crollato addormentato in braccio a Chiara alle 22. Chissà come reagirà rivedendomi dopo cento giorni di assenza.

La mia mamma mi ha invitata a pranzo, ha fatto le sue polpette squisite, miscela carne e patate lesse, ne vado pazza. Stiamo insieme e parliamo di tante cose, ricordi, persone, fatti accaduti tanto tempo fa…
Nel pomeriggio torno a casa, però prima faccio una deviazione da San Gervasio su per via Concetto Marchesi, verso la ciclabile. Il marciapiedi è quasi impercorribile, i tigli oltre a sollevare l’asfalto hanno grossi cespugli di nuovi getti al piede, non capisco la mania di piantare alberi simili in posti ristretti. Salgo a lato di Casa Tua, Ospedale San Martino (ricordo tante persone che conoscevo e hanno finito qui i loro giorni di malattia)  fino al Liceo Renier e all’Istituto Tecnico Commerciale Calvi, gli edifici sono vuoti e silenziosi. Assenza. Manca l’incessante brusio dei ragazzi dentro le aule. Torme che poi sciamavano come pecore lungo la via o invadevano le corriere che li portavano in stazione. Prendo la stradina sterrata che porta a due case isolate, posto invidiabile, e poi sale  fino al Bar Cucciolo di Mussoi, i prati hanno l’erba altissima, i campi sono stati arati e coltivati a mais, le piantine ornano i colli in file ondulate.
Mercoledì potrò partire per Gorizia, non riesco a crederci.

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