Diario confuso dei giorni Covid 19 – XXIV^- 9 Maggio 2020

Sabato 9 Maggio 2020
Oggi, per la prima volta dopo due mesi, mi avventuro in auto per un tragitto molto al di fuori del mio comune, niente meno che da Belluno fino a Lamon. Non proprio al paese, dopo aver passato Ponte Serra prendo a destra per Lamon, al primo bivio vado in direzione Arina-Castel Tesino fino al borgo di Chioè, poche case e una chiesina minuscola, dove mi aspetta la mia amica Anna. Con la sua auto ( io salgo dietro, abbiamo le mascherine d’ordinanza) saliamo i tornanti che ci portano ad Arina, è la seconda volta in vita mia che capito in questa frazione isolata, la prima avrò avuto 16 anni. Parcheggiamo nello spiazzo davanti alla chiesa, il paesetto è in bella posizione, con la vista sul Monte Coppolo, il Pavione, le Prealpi.


Incominciamo a camminare per la stradina a fianco della Chiesa, faremo un bel giro ad anello toccando solitarie, vecchie borgate abbandonate, I Gai, I Piloni, Barbetta, Chiappini, abbarbicate sul versante boscoso che precipita in Valpora. Qualche abitazione è stata ristrutturata e serve come casa per le vacanze, con sorpresa  e sollievo il bel borgo di Chiappini, dove la stradina finisce e incomincia un viottolo ben lastricato che porta a un capitello, ha molte case ricostruite, con i bei poggioli caratteristici, le scale esterne che portano ai piani superiori, le facciate e i cortili abbellite da vasi di fiori, oggetti di legno, tutto molto ben curato.


Passiamo in mezzo alle case, alla fine del borgo continuiamo su sentiero in mezzo al bosco che ci porta a Cavalea , una sella tra il bellunese e il trentino, la provincia di Trento inizia un chilometro più in là, ma non sconfiniamo, non ci è ancora permesso … Il panorama sulle tre cime del Coppolo è magnifico, facciamo la nostra sosta panino su un muretto in mezzo al prato, l’Osteria Cavalea  purtroppo è ancora chiusa. Proseguiamo per stradina  raggiungendo il Col de Tei, il punto più alto della nostra passeggiata, ora dobbiamo solo scendere in mezzo ai pascoli fino al borgo di Caravaggio con la sua Chiesa. Da qui scendiamo ancora, seguendo la  Via Crucis caratterizzata dai bei capitelli con all’interno sculture lignee e passando per le borgate di Toffoli e Gobbi  torniamo ad Arina.  E’ stata una bellissima escursione, soleggiata, tranquilla, un poca di tristezza ogni tanto pensando alla nostra situazione attuale, ma abbiamo scacciato via i brutti pensieri  godendo di quanto ci è stato offerto oggi, fiori, prati, borghi, visioni di splendidi monti.
Torniamo a Chioè (“Cioè” la pronuncia in dialetto), ci salutiamo e  io  torno verso Belluno. Invece di seguire lo stradone per Feltre, svolto per il paese di Fonzaso e arrivata a Arten prendo la vecchia strada che porta a Pedavena.  Non l’ho mai percorsa, passa in mezzo a prati e campi e oggi incontro solo ciclisti da soli o in piccoli gruppi familiari, finalmente liberi di far correre le due ruote in libertà (relativa). Tocco paesi che conoscevo solo di nome, Travagola, Teven, Sant’Osvaldo e sbuco a Pedavena dietro alla famosa fabbrica di birra. Da qui torno all’ovile.

 

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