Diario confuso dei giorni Covid 2-3 Maggio 2020

Sabato 2 Maggio
Andiamo molto lentamente verso una maggiore libertà di movimento, almeno nel Veneto. Oggi lunga passeggiata da casa mia passando Mier, nei pressi dell’Hotel Villa Carpenada devio verso Mares, nel cortile di una grande casa privata c’è l’antica chiesetta di San Giovanni (costruita nell’alto medioevo). Proseguo verso Sois per la bellissima stradina in mezzo a prati, campagne e boschetti. Ci sono alcune case isolate dove ancora allevano cavalli, asinelli e animali da cortile, c’è una tranquillità incredibile, mi sento a mille miglia da casa mia. Mi piace vedere questi posti, riconoscerli col loro nome: il Bosco delle Castagne, il Gruppo della Schiara, la piccola piramide dello Spiz Vedana a guardia della Valle del  Cordevole, e poi i capitelli, le chiesette, i piccoli gruppi di case… Arrivo fino alla chiesetta di Antole, dove mia cugina ha fatto la prima comunione. Mi ricordo il suo ricco abito bianco da “sposina”, sei anni dopo per noi bambini adottarono semplici tuniche, così da evitare le disparità di abiti tra comunicandi. Raggiungo Sois, lungo strada si trovano parecchie sculture, orsi, pantere e altro di legno, di granito o marmo, opere di Orso Grigio alias Serafini, ma sono di fretta e non le fotografo, vado avanti  passando il bivio col piccolo capitello, le statue all’interno non sono di mio gusto, mi piace il semplice affresco che raffigura la chiesetta appena vista sul colle tra Chiesurazza, Antole e Sois. Vado avanti passando tra le case assiepate lungo la via poi  la strada corre in mezzo alle campagne fino a Bes, ci sono tante stradine e viottoli che si diramano nei campi, ma resto sulla via principale o non finirei più di girovagare. Magari in bicicletta potrei farle, andare a Col del Vin e giù fino a Roe…

Prima di Bes, vicino a un capitello, due lepri mi  tagliano la strada. Credo siano due maschi, uno insegue l’altro che scappa a gambe levate, il vincitore torna indietro, tronfio per aver difeso il suo territorio.
Dal paese, dopo, la chiesa, la strada scende a larghe svolte, sono sola ma sempre accompagnata da bellissimi panorami sulla mia Valbelluna e dal canto del cucù.  I monti sono straordinariamente nitidi in questa giornata un po’ nuvolosa, in cielo vola alto e a giri larghi qualche rapace,  come mi piacerebbe guardare il mondo dal suo punto di vista… seguire il vento e alzarmi sui Monti del Sole. Sono grata a chi ancora lavora, ara i campi, falcia i prati. Molti posti sono incolti e abbandonati, alcune case rurali diventeranno ben presto ruderi, ma nell’insieme queste zone sono ancora molto belle e le ville nuove di zecca o ristrutturate fanno sperare in un futuro per questa mia terra.
Oggi sento più che mai la lontananza da mia figlia, lei ormai vive a Gorizia e non tornerà mai con la sua famigliola a vivere qui.
Dopo la discesa una piccola risalita e sono alle Scuole Elementari, prendo Via Silva e arrivo a Giamosa, da qui sempre per stradina in saliscendi in mezzo a campagne e boschetti  torno a Mier  Alto e poi a casa. Sono un po’ stanca,  ho macinato parecchi chilometri.
Sono anche passata come al solito dalla mia mamma, sempre con guanti e mascherina, quant’è che non ci abbracciamo, che non ci teniamo almeno le mani?
A sera si annuncia un temporale,  dovrò decidermi a mettere le reti antigrandine nel mio orto.

Domenica  3 maggio 2020
Stanotte ha piovuto pochissimo, mi aspettavo chissà cosa, un diluvio viste le nuvole nere della sera. Stamattina decido di fare un giro in bicicletta prendendo le stradine e la ciclabile che da casa mia portano fino al Boscon. Vado senza fretta per Via Col da Ren, dopo il sottopasso della ferrovia  salgo a Col di Salce con qualche sforzo, solo il mio orgoglio mi impedisce di scendere di sella e spingere la bici… Arrivo a Salce, mi sembra di essere al centro del mondo, il panorama è stupendo, non mi stanco di ripeterlo, vivo in un luogo bellissimo. Lascio la bici e salgo fino alla vecchia Chiesa di San Pietro, sul piccolo colle boscoso sopra l’abitato. Panorama. Rinforcata la bicicletta scendo con cautela per la stradina bianca, sono due mesi che non pedalo e non voglio rischiare di scivolare sul ghiaino, arrivo a san Fermo e anche qui vado alla chiesetta, purtroppo è chiusa, l’interno è bellissimo. Proprio qui fra pochi giorni avrebbe  voluto sposarsi mia nipote Serena, cerimonia spostata al prossimo settembre, sperando nella fine del contagio corona virus. Nel cielo e attorno al tetto della chiesa vedo volteggiare le rondini, guardo bene, sono le prime che vedo volare nell’aria, una piccola cosa che mi fa sperare.

Proseguo per un poco lungo la stradina verso Viliago, mi piace molto passare per il Boscon, poi torno indietro perché ho in mente una piccola sosta a metà strada, dove lungo le siepi della ciclabile ho visto i bruscandoli. Sono una raccoglitrice compulsiva. Raggiungo il posto, mollo la bici e riempio il mio zainetto di getti di luppolo, cercando di evitare  ortiche e rovi. Dai frassini vicini arriva un profumo intenso, sono contenta di non essere allergica ai pollini perché con questo secco e un po’ di vento si alzano come nuvole e si depositano dappertutto. Mi arriva all’orecchio un brusio molto forte, istintivamente alzo gli occhi cercando un traliccio della corrente, ma non ne vedo. Sono api, centinaia di api sulle infiorescenze di un grande frassino! Dopo il raccolto torno verso casa, a Salce invece di tornare per la stradina di andata scendo per la ciclabile dietro il Consorzio Agrario (altro raccolto lungo la siepe) raggiungo l’incrocio che porta a Bettin e da qui la Carpenada e Mier.  Passo dalla mia mamma, mi aspettava per darmi la mia porzione di spezzatino con la polenta, ben sistemato nel recipiente tipo “gamella del muratore”.  Sono una figlia fortunata.

ciclabile

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