Fotografie

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Nella prima foto, in bianco e nero, una giovane donna bruna, mia madre, sorride tenendo in braccio una bambina paffuta, che sono io. La foto è di formato piccolo e riprende mia madre solo dalla vita in su. Dietro di noi si intravede a malapena un edificio, è la scuola adiacente la nostra casa di via Feltre, ci fa da sfondo una lunga e folta siepe che qui appare nera fa confondere i capelli scuri di mia Mamma; ci sono alcuni alberi da frutto, è ancora inverno e sul prato c’è la neve, si sta sciogliendo perché il posto è molto soleggiato. Mia mamma sorride, gli occhi socchiusi sono rivolti verso di me, ha un po’ di rossetto sulle labbra, caso raro, mi tiene in alto col suo braccio sinistro e con la mano destra cerca di raggiungere la mia che porto verso la bocca con un’espressione birichina. Anch’io rido, volevo proprio cacciarmela in bocca quella saporita manina, ho gli occhi chiusi per del sole forte e per via che rido. Mia madre indossa un cappotto color cammello, che appare grigio, io un cappottino chiaro, con le tasche a cuore ( se ne vede una sola) un cappuccetto di lana col pon pon stile puffo, i calzoncini di lana bianca e scarpette bianche che sembrano poco adatte per camminare sulla neve, ma ho sei mesi e ho imparato a camminare sull’anno.

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La mia Mamma ed io a tre mesi © Copyright Paola G.

Nella seconda foto siamo sempre noi, ma la neve è altissima. Siamo sulla stradina che corre parallela davanti alla nostra casa e la neve è stata accumulata ai lati dallo spazzaneve. Mia madre sorride e guarda direttamente verso l’obiettivo, è accovacciata e mi tiene in braccio come se volesse presentarmi, la sua espressione è dolce e felice. Io invece sono seria, sto pensando. Le foto sono state scattate nella medesima giornata da un mio zio di Conegliano, sono poche le  occasioni in cui ci  prendiamo il lusso di farci fotografare , ancora non possediamo la splendida piccola Kodak che immortalerà tutte le foto degli anni successivi.

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La mia Mamma ed io © Copyright Paola G.

Le due istantanee che seguono sono di 6/7 anni dopo. Ritraggono la nostra famiglia in montagna forse a Falcade o Gosaldo, meta di scampagnate. Sul prato è distesa una pesante coperta militare.
Mio padre è sul lato sinistro della foto, sempre in bianco e nero, è seduto con le gambe distese che escono in parte dall’inquadratura. Sta intagliando un pezzetto di legno, è lo specialista in zufoli e mulinelli, è di profilo, giovane , con i capelli scuri   già un po’ stempiato. La testa chinata .Mia nonna paterna occupa tutto il lato destro, è ripresa di schiena, la bella testa di capelli folti e bianchissimi, indossa una camicetta chiara a puntolini scuri, si vede il colletto, un golf blu che appare nero di lana fine e pettinata, una gonna grigia. Io e mia sorella siamo davanti mio padre, chinate su qualcosa, stiamo giocando sedute con le gambe raccolte sotto di noi, pantaloncini (braghette!) a quadri, maglioncini blu leggeri, le tese di profilo,  un po’ rialzate verso mia madre. Lei è al centro, altrimenti la mole di mia nonna la cancellerebbe, ed e ripresa nell’attimo in cui sta facendo una capriola, ancora con la testa sotto, sorridente, gli occhi chiusi ,le gambe in alto. Indossa calzoni verde spento (sempre grigi nella foto) da donna, fatti apposta per queste gite, una maglia chiara sopra la camicetta .  La foto successiva è mossa: Mio padre volta la testa e guarda mia madre con un’espressione sorpresa, mia nonna è sempre di schiena, così non le si può vedere il viso, ma alza la mano destra che prima era appoggiata e non si vedeva, come facesse uno scatto, dallo stupore. Io e mia sorella, alziamo entrambe le teste, già voltate verso mia madre, sbalordite. Mia madre è ginocchioni, ride, con una mano si raddrizza una ciocca di capelli bruni che benché corti, sono davanti alla fronte.
E’ divertita, come se ne avesse combinata una bella, gli occhi grandi, scuri ,non ha occhiali che devono giacere sulla coperta da qualche parte, ci guarda, è l’unica ritratta nitida, noi altri siamo mossi.
Queste due ultime foto non sono mai state scattate. Nessuno avrebbe potuto preveder che mia madre, quel giorno di sole, avrebbe fatto una capriola sul prato, né coglierla nell’attimo in cui gira su sé stessa, si rialza un poco, si scosta i capelli e ride della cosa, ride  di noi tutti che per la sorpresa siamo lì, altro che mossi, imbambolati come statue di sale, come pupi siciliani staccati dai fili.

“Cosa c’è, cosa avete? Ne ho fatte tante di capriole da bambina, ma cosa avete?” E ride, come fa solo lei, piano ma si sente che ride di gusto e si asciuga le lacrime dagli occhi.

Io per la prima volta ho visto mia madre com’è, la bambina che era stata e ho avuto il presentimento delle cose che mutano, di lei che sarebbe cambiata ancora. Vorrei che qualcuno avesse scattato due foto, avesse ripresa la sequenza con un filmino anche mosso o sfocato. Mia madre raramente alza la voce, non ha mai urlato, non da’ in escandescenze come mio padre e mia nonna, che le hanno sempre rubato le parti nelle tragi-commedie familiari. Mia madre sommessa e coraggiosa, in quell’attimo da figura onnipresente che colmava la nostra vita come l’aria,  indispensabile ma per questo ignorata come persona fisica e individuo pensante, mia madre invisibile che anticipava i nostri bisogni e li anteponeva ai suoi, mia madre si presenta viva e unica, in carne ed ossa. Non mi ero accorta prima che esistesse.
Ho l’esatta percezione che mia mamma, in quel modo, girando su stessa trascinandosi dietro tutto il cielo e il sole sopra, il prato sotto e noi  sulla coperta, abbia sovvertito la creazione e l’ordine prestabilito delle cose per sempre. L’infanzia fantastica e protetta è finita, un velo si è alzato, mia madre è una donna e io ho tutto un mondo nuovo davanti e attorno a me.

Paola Marini Gardin
© Copyright Paola G.

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