A mio Padre

Papà

se non ho scritto ancora nulla, ti te,

non è perchè non ti pensi,

che ogni giorno tanti e tanti ricordi

mi riportano a te.

Per questa via che percorro ogni giorno

mi prendesti in braccio, una sera,

per indicarmi le stelle, e la luna.

Queste montagne, tutte,

ci han visti camminare insieme

e il tuo braccio talvolta

mi sosteneva di peso

nei guadi e nelle arrampicate.

Ricordo in ogni momento

il tuo sguardo, la tua voce,

ti sento ancora battere la falce,

scolpire il legno,

recitare l’Odissea a mente

ad alta voce.

Se non ho scritto è perchè

ancora non sono convinta

tu sia “altrove”.

Mi pare tu ti sia nascosto, per gioco,

e possa saltar fuori con un “bau-sète”

all’improvviso.

Papà

non posso credere a mai più rivederti.

Non mi basta ricordarti nel bosco,

là dove i miei passi inseguivano i tuoi,

cercando funghi e frutti,

spiando lo scoiattolo e il riccio,

scorgendo trepido il capriolo,

rapido il volo della poiana.

Non mi basta rigirare gli oggetti

scolpiti dalle tue mani.

Mi è estranea la tomba dove riposi!

Ti trovo nel sentiero che sale alla vetta

nel salto del ruscello

nel tepore del sole

nel profumo del fieno

nel vibrare dell’aria

nel silenzio del mezzogiorno sulla cima.

Padre

ti porto nell’anima.

 

 

Paola Marini Gardin

9 Luglio 2014  h. 0,17

Mio Papà Luigi (Gino) Gardin è morto il 24/1/2014.

Il 9 luglio è il giorno dell’anniversario di matrimonio con mia madre.

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